Analisi extrasensoriale sul nome di una persona: si può sapere tutto.

Il nome di una persona è una vibrazione unica. Dal punto di vista chiaroveggente il nome ha un “campo eterico e psichico” che si può percepire, ed è sempre connesso al corpo astrale (cioè il piano energetico delle emozioni e desideri), infine ha una sua autonoma “forma pensiero” poiché il nome è strettamente connesso alla mente del suo legittimo portatore. Ad esempio: il nome Giovanni (prendiamo il caso di una persona che conoscete) potrei usarlo per esplorare le sue psicoenergie e in breve mi sarebbe possibile delineare il suo carattere, le inclinazioni, i vari “io” (secondo l’analisi transazionale dello psicologo Eric Bern), i legami familiari (incluso il rapporto con padre e madre), i talenti, l’aura vitale, i chakra, i meridiani, l’energia vitale degli organi fisici. Lo so, può sembrare impossibile. Ma vi assicuro: si può fare.

Addirittura posso percepire l’energia una persona anche senza conoscerla, sentendo solo pronunciare il suo nome: mi basta toccare con due dita la mano o il polso della persona che lo conosce e pronuncia mentalmente il suo nome. Vi faccio alcuni esempi: qualche anno fa il mio avvocato penalista Maila B. (come giornalista mi difendeva in processi da accuse di diffamazione) sapeva delle mie facoltà extrasensoriali e mi sfidò nel percepire l’energia di un suo collega di ufficio. Le dissi di pensare alla persona, poi di pronunciare il suo nome mentalmente, infine le toccai il polso ed entrai in risonanza con quella frequenza. In dieci minuti descrissi il carattere e le problematiche di quell’uomo che neppure conoscevo. Maila mi guardò strabiliata e disse: «Come cazzo hai fatto?»

Di recente, a fine ottobre 2025, mi sono capitate altri due casi.

Il primo: una cliente ha scritto il nome di un suo amico (Bernardo) su Whatsapp e ha chiesto se riuscivo a percepire la sua energia psichica: le ho descritto che tipo di persona fosse, alcuni suoi chakra (ho percepito anche che era in età avanzata) e alla fine la donna mi ha confermato che avevo indovinato. Mi è bastato connettermi alla psicoenergia del nome Bernardo scritto in formato digitale da una donna che però io conoscevo (e lei conosceva lui).

Il secondo caso è accaduto il 24 ottobre, durante una consulenza psicoenergetica con un cliente connesso ad Austin, in Texas. Appena ha pronunciato il nome della sua fidanzata, Layka, ho percepito che era un’indiana pellerossa o aveva qualche legame stretto con i popoli nativi americani. Il cliente me lo hai poi confermato: «Sì, hai indovinato. I suoi bisnonni erano indiani Cherokee» (tra l’altro, nella mia vita precedente ero un capo indiano Cherokee, come ho rivelato nel mio libro “Diaro Chiaro Veggente: le mie esperienze extrasensoriali nell’era delle frequenze digitali” (disponibile QUI su Amazon). Capite cosa trasporta un nome? Energie psichiche e molto altro…

C’è una base “scientifica” su come sia possibile una cosa del genere e i miei allievi di Psicoenergetica Pranica © sanno quali sono i principi e le leggi dell’energia sottile che governano un fenomeno di questo. In questo articolo infatti mi focalizzerò sugli aspetti invisibili e occulti del nome di una persona, facendo solo un breve accenno agli aspetti psicologici.

Il grande filosofo cinese Confucio diceva che “i nomi hanno un’anima” e questo concetto esoterico è diventato parte del pensiero confuciano. Il trattato ermetico “Il Kybalion”, riconducibile all’iniziato Ermete Trimegisto (il “tre volte grande”, associato a Mercurio), afferma: «Ogni cosa si muove e vibra». Quindi anche il nome è una vibrazione che si muove, ossia emana onde pensiero e onde di energia sottile. I kabalisti dicono che i nomi possono emanare luce o oscurità (lo vedremo meglio più avanti) e le ricerche del giapponese Masaru Emoto confermano che i nomi emanano un tipo di “hado” (energia) che l’acqua riesce a percepire (e lui l’aveva fotografato).


Ma cosa è un nome?

È una parola.

E cosa è una parola?

È un suono, una frequenza, una vibrazione.

Il suono del nome di una persona può essere pronunciato ad alta voce, oppure dentro la mente, cioè nel dialogo interiore. Ma dal punto di vista sottile e psicoenergetico non cambia nulla. È sempre la stessa frequenza/vibrazione che da accesso a una serie di “memorie” psichiche, emotive, eteriche, generazionali. Queste memorie si possono “leggere” e si può delineare una mappa psicoenergetica di una persona.

Ecco alcune domande a cui proverò a rispondere in questo articolo. Cosa nasconde un nome? Perchè il nome è una parola più speciale delle altre? Perchè i maghi neri e i fattucchieri hanno bisogno del nome di una persona per colpirlo a distanza? Che impatto ha il nome secondo la Cimatica? Quali frequenze emette un nome? Cosa insegna la psicologia e il marketing sul potere del nome? In che modo un nome conserva la memoria psicoenergetica di eventi e traumi? Come si può proteggere un nome da attacchi psichici e magici? Perché in alcuni casi è utile cambiare nome o usare un soprannome? Perché un nome può attrarre spiriti defunti ed entità negative? Come si usano i nomi per migliorare la comunicazione e le relazioni?

Iniziamo.

Il nome in psicologia e nel marketing.

Faccio un passaggio veloce sull’impatto psicologico del nome di una persona e le tecniche che attua il marketing per condizionare le scelte. Non è il cuore di questo articolo, ma credo sia utile sapere alcune cose anche su questo “potere” che influenza la psiche e il comportamento.

Il nome di una persona, secondo diversi approcci psicologici e psicosociali, può influenzare la sua realtà, il comportamento e le scelte di vita. Questo fenomeno viene studiato attraverso varie teorie e osservazioni empiriche. Innanzitutto in psicologia il nome contribuisce alla costruzione dell’identità personale: è il “chi sei” o “chi sono”. È la propria storia, il vissuto, è come mamma e papà pronunciavano il nostro nome (in modo amorevole? gentile? rabbioso? accompagnato da giudizi e critiche?). Inoltre se una persona ha un nome percepito come “forte”, può interiorizzare queste qualità e comportarsi di conseguenza. Ad esempio Alessandro può evocare forza, mentre Angelica può suggerire dolcezza.
Al contrario, nomi percepiti come “strani” o “banali” possono creare connessioni con energie ostili o essere soggetti a derisione (quindi contribuiscono a creare insicurezze, isolamento o ribellione). Ad esempio, tempo fa ho letto di un imprenditore che ha chiamato sua figlia “Blu”. In questo modo, senza saperlo, ha condizionato la bambina ad assorbire le qualità energetiche sottili del colore blu: cioè freddo, rigido, distaccato.

Il marketing conosce molto bene il potere psicologico dei nomi e lo usa per convincere a comprare. Don Giovanni Benvenuto, parroco delle comunità Spirito Santo e Virgo Potens della diocesi di Genova, ha studiato il concetto e spiega perché gli infomarketer inviano email con un codice di programmazione che inserisce automaticamente il nome di una persona all’inizio e durante il testo del messaggio: questo perché rende più personale e persuasiva la relazione digitale. Dice don Giovanni: «Il nome ha come un potere magico…» (e in effetti è vero, come vedremo più avanti).

Dire: «Ciao, come stai?» o dire «Ciao Giovanni, come stai?» non è la stessa cosa. Quando si usa il nome durante la conversazione con una persona si valorizza la sua identità, si crea vicinanza, propensione all’ascolto e l’altro istintivamente lo percepisce. Ma se pronunciamo troppo spesso il nome del nostro interlocutore allora lo mettiamo sulle difensive, poiché l’uso frequente del suono-identità viene percepito come invasione, tentativo di manipolazione, un martello che cerca un varco per entrare.


Il nome e le sue frequenze invisibili

Da qui in poi ci addentriamo nel cuore dell’articolo. La prima frequenza invisibile di un nome è il suono che si propaga nell’aria (se pronunciato) e l’onda pensiero (se pronunciato nella propria testa). Quel suono non si vede, ma esiste. Appartiene alla categoria delle energie invisibili all’occhio, ma udibili dalle orecchie e dall’antenna ricevente che abbiamo nella testa.

Questo tipo di frequenza, ossia il nome di una persona, assume un significato in base all’intonazione con cui viene pronunciato. Ad esempio: se dico «ciao Maria» con tono dolce, sto comunicando il piacere di vedere Maria. Se dico «Uhmm, Maria…» e storco la bocca, sto comunicando dubbio. Se dico «Maria!!!» con tono severo, sto comunicando rabbia e un confine da rispettare. Ma la stessa parola «Maria!!!», se accompagnata da gioia, comunica la sorpresa o il piacere dell’improvviso incontro.

La seconda frequenza invisibile è il campo energetico sottile che emana quel nome. Ciò quasi sempre in stretta correlazione con l’aura vitale del soggetto, con il corpo emotivo (astrale) e mentale (le sue onde pensiero, le credenze, i valori, le paure, i limiti, le ferite). Ecco perché con la psicoenergetica posso percepire da un nome chi è la persona che ho di fronte.
Dal punto di vista chiaroveggente un nome può avere energia pesante, sporca, oscura, densa, urticante, spigolosa, oppure leggera, luminosa, solare, pulita, radiante (eh sì, un nome può anche irradiare luce come un’antenna che trasmette una buona frequenza).

La terza frequenza invisibile che emana un nome sono le psicoenergie ad esso associate (o potremmo dire “legate” da fili invisibili energetici). Ossia, quando una persona pronuncia il suo nome (o ne pronunciate uno di qualcuno che conoscete) si può percepire se è triste, rigido, rabbioso, allegro, ecc. Il nome trasmette i suoi stati d’animo. Spesso mi capita che qualcuno mi chiede una valutazione veloce e quando mi pronuncia il nome (senza il cognome, poiché mi connetto alla voce di chi parla e in entanglement psicoenergetico arrivo alla persona che non c’è in quel momento) ad esempio dico: «È una persona rigida, molto mentale, pensa troppo, ha la mania del controllo…» e il mio interlocutore dice «È vero, hai ragione…»

Il nome nella Cimatica

La scienza di frontiera chiamata Cimatica, ideata dallo studioso svizzero Hans Jenny, documenta che i suoni emanano una forma geometrica invisibile agli occhi, ma visibile ad alcuni apparecchi (tra cui il cymascope). Ad esempio la lettera A emana una forma geometrica che ricorda quello di un mandala (vedi foto sotto). Quindi il nome di una persona emana vibrazioni che si propagano sotto forma di onde ed assumono forme geometriche ben precise, che riversano all’esterno le psicomemorie del soggetto. Ossia: una persona disturbata mentalmente, manifesterà anomalie geometriche sottili nella pronuncia del suo nome. Al contrario, una persona positiva e solare manifesterà nella pronuncia del suo nome energie e forme geometriche luminose.

Il nome e la percezione di eventi passati o futuri

Al nome di una persona sono associate anche le sue memorie akashiche (da “akasha” o Ākāśa il cui elemento base è il suono-memoria, una sorta di biblioteca universale dove sono archiviati momenti passati e scene future).  

Vi racconto un episodio che mi capitò parecchi anni fa. Ero a casa di un’amica insegnante di yoga. Mentre stava cucinando il pranzo mi disse che aveva iniziato una nuova relazione sentimentale, con un ragazzo che si chiamava Nicola. Appena pronunciò quel nome ebbi la percezione netta che il ragazzo le avrebbe procurato un immenso dolore, ma allo stesso tempo captai che non dovevo dirle nulla (e così feci).
Un anno dopo la mia amica partorì una bambina che era affetta da una rara sindrome: ogni anno di vita invecchiava di sette. Il padre biologico scomparve e la madre dovette iniziare un calvario tra ospedali, medici, specialisti e medicine. La bambina poi morì all’età di dodici anni, ma sembrava che ne avesse settanta. La mia amica entrò in un periodo di dolore e depressione per due anni, smettendo di insegnare e ritirandosi in una casa vicino a un lago.
Attraverso la pronuncia di un nome Nicola avevo percepito un evento futuro, già scritto nella mappa di incarnazione dell’anima della mia amica.

Attraverso il nome di una persona deceduta cento e duecento anni fa è possibile percepire le sue psicomemorie, o definire il suo carattere e la composizione della sua aura vitale (incluso i chakra). Questo è un esercizio che faccio fare spesso ai miei allievi di Psicoenergetica Pranica © e rimangono sempre meravigliati. Uno dei soggetti che uso spesso in aula è Mary I Tudor, figlia di Henry VIII e Catherine d’Aragona, che regnò sull’Inghilterra dal 1553 al 1558 (detta anche Maria la sanguinaria). Il suo nome e il quadro medievale che la rappresenta è foto psicoenergetica di come era lei in vita.


Il nome nella magia (bianca e nera)

Una delle principali regole dei maghi neri (o fattucchieri) è procurarsi il nome della vittima da attaccare con le arti oscure. Meglio se hanno il nome e la sua foto (che è la matrice psicoenergetica della persona vivente, o “testimone” come la chiamano in Radionica).
Per quale motivo serve il nome? Semplice: le lettere che compongono il nome (e il cognome) sono la sequenza vibrazionale che può collegare la vittima agli spiriti oscuri e gli oggetti affatturati, che devono poi procurare sofferenza, dolore, morte, a qualunque distanza.

Durante gli esorcismi dei preti cattolici si invoca “Nel Nome di Dio, nel Nome di Cristo, nel Niome della Beata Vergine Maria…». Perché? La sola pronuncia dei nomi sacri attira la loro energia spirituale che può mettere in fuga gli spiriti immondi, i defunti parassiti, i demoni di alto rango. Poi si pronuncia il nome della vittima: «Oh Signore, ti prego libera Antonella da…». Non è necessario pronunciare il cognome. Basta il nome e la persona presente davanti all’esorcista.

Nella magia nera si fa largo uso del potere dei nomi. Ad esempio si invocano i nomi di specifici demoni per ogni tipo di rituale. Ho letto alcuni libri su questa tecnica invocatoria del male attraverso l’uso dei nomi, che però non citerò qui. Ma vi assicuro che i fattucchieri conoscono bene come “legare” un nome (oppure il cog/nome) a una maledizione, per far soffrire le loro vittime anche per molti anni.
Di recente si è rivolto a me un uomo che aveva conosciuto il chiaroveggente Orazio Lacerra (su cui ho scritto il libro “Il Dono di Orazio”) e mi ha riferito che la sua famiglia era perseguitata da una maledizione commissionata a un mago nero da una parente invidiosa (dei loro beni immobili, perché quasi sempre ci sono di mezzo i soldi in queste vicende). Mentre accadevano sofferenze e lutti in famiglia, l’uomo un giorno aprì il materasso e dentro trovò un uccellino con lo spago al collo e un foglietto con la scritta «Oro 4,15. Famiglia Mxxxx, lentamente tutti morti».
Mxxxx era il cog/nome che coinvolgeva molti membri di quella famiglia, alcuni morti in circostanze misteriose e altri di malattie incurabili. Come è possibile una cosa del genere, dal momento che quel cog/nome lo portano anche altre famiglie? Semplice: i demoni e gli spiriti oscuri evocati dal mago vengono “legati” a quella specifica famiglia attraverso un “testimone” (oggetto che è appartenuto a loro) che funge da antenna di attrazione del male.


Io stesso ho sperimentato il potere nefasto dei nomi nella magia nera. Nel periodo 2009-2014 sono stato attaccato quattro volte da un fattucchiere, poiché con la chiaroveggenza extrasensoriale avevo aiutato una ragazza a far luce su strani eventi e ostacoli che gravavano sugli immobili di famiglia  (che valevano all’epoca circa un miliardo di lire).
Un parente infame della ragazza venne a conoscenza delle mie rivelazioni e si recò subito dal mago nero per attaccarci e uccidermi, poiché aveva già commissionato altre fatture per impossessarsi dei beni materiali della ragazza. Alla fine, dopo aver risolto la mia triste vicenda, non ho mai più pronunciato il nome di quella ragazza (anche tra amici), poiché era ancora connessa a spiriti oscuri e solo nominandola mi collegavo a quelle energie malefiche. Nei miei libri infatti la chiamo “la ragazza dai capelli rossi”.

Nel 1801 l’inglese Francis Barret pubblicò un libro intitolato The Magus (Il mago), nel quale descrisse nove categorie di demoni usate dai maghi neri per attaccare le proprie vittime. Ogni categoria ha molti nomi e gli stessi maghi fanno attenzione prima di invocarli (preparano scudi di protezioni con specifici rituali), altrimenti rischiamo di essere loro stessi attaccati e consumati.

Nella sua famosa Muqaddimah (Prolegomeni), lo storico tunisino Ibn Ḫaldūn (visuto nel 1400) riconosce alcuni poteri psichici al mago e descrive la cosiddetta “scienza delle lettere” (‘ilm al-ḥurūf), che si fonda sul principio che le lettere dell’alfabeto possiedono delle virtù magiche e trascendenti, in grado di influenzare i diversi aspetti della realtà. Le lettere compongono i nomi della persone e sono frequenze che possono essere sfruttate nella magia di difesa o attacco.

“I sufi ritengono – afferma Ibn Ḫaldūn – che la perfezione dei nomi sia una manifestazione degli spiriti dei cieli e degli astri, e che la natura delle lettere e le loro proprietà segrete si comunichino ai nomi. Questi, a loro volta, le propagano agli esseri (akwān), secondo un preciso ordine. Quindi gli esseri, a partire dalla creazione prima, percorrono le diverse fasi dell’esistenza rendendone manifesti i misteri.”

Naturalmente anche nella “magia bianca” è possibile usare il potere dei nomi, ad esempio invocando gli Arcangeli o usare formule del tipo «Nel Nome di Dio, di Cristo e della Madonna di Lourdes… nel Nome dell’Arcangelo Michele…», e così via, nomi diversi per ogni tipo di cultura spirituale.

Il nome e i legami invisibili

I nomi ci legano alle persone che conosciamo o che abbiamo conosciuto. Esistono infatti dei “fili invisibili” psicoenergetici che ci connettono alle persone care, ai figli, i genitori, ai partner, ai nonni, ai parenti, agli amici e perfino ai colleghi di lavoro. Più spesso pronunciamo il nome di una persona, più grande sarà il filo invisibile (o cordone energetico) che ci lega al soggetto, nel bene e nel male.

Nel 2004 il mio ex insegnante di Pranica Healing, Roberto Zamperini, parlava di “legami” sottili che si creano attraverso le forme pensiero della persona che porta quel nome (e lui diceva che non è così facile “spezzarli” nei casi di esperienze negative).

Naturalmente ripetere spesso il nome di una persona negativa e satura di energie oscure, significa collegarsi più fortemente alle sue forme pensiero e – in alcuni casi – ai suoi spiriti defunti, antenati, o entità negative che lo seguono (dal regno astrale). Quali effetti si possono verificare? Si tende ad avere pensieri ed emozioni negative, oppure ci si sente stanchi e si fa difficoltà a dormire la notte.


Come si protegge un nome

Dal momento che il nome di una persona è una frequenza sonora che può essere scritta su carta con l’uso di lettere, è possibile creare uno scudo protettivo sottile dalle energie psichiche moleste, entità negative (se non sono troppo forti) e psicoenergie ostili provenienti da altre persone oscure.

Il metodo che uso e che consiglio agli amici o allievi di Psicoenergetica Pranica © consiste nel procurarsi un barattolo di vetro con tappo e una bottiglia con all’interno acqua benedetta. Su un foglio si scrive con la penna il proprio none e cognome (o quella della persona da proteggere), aggiungendo la data di nascita. Poi si ritaglia il pezzo di carta, lo si posiziona nel barattolo e poi si versa all’interno l’acqua benedetta, aggiungendo la formula verbale: «Acqua, ascolta. Fondi la tua energia luminosa e benedetta con la matrice psicoenergetica del nome e cognome e la data di nascita presente sul pezzo di carta, impregna ogni molecola, atomo ed elettrone della tua energia e crea uno scudo spirituale contro energie moleste, spiriti negati e ogni altra energia negativa proveniente dall’esterno».

Il procedimento andrebbe ripetuto ogni 15 giorni, poiché la memoria dell’acqua benedetta tende a scaricarsi (io ho creato un metodo che la stabilizza per sempre, ma è un “brevetto” della mia Tecnologia Psiquantika ©).
Attenzione: se immergete nell’acqua il nome e cognome di una persona che ha infestazioni astrali importanti (entità, defunti e spiriti negativi di una certa potenza) si rischia l’effetto boomerang, cioè le energie moleste si sentono disturbate dalla frequenza dell’acqua benedetta e possono aumentare la loro influenza negativa o addirittura richiamare “rinforzi” dai mondi astrali bassi.

In conclusione, i nomi hanno un potere e muovono energie invisibili: positive o negative.

[ Enzo Di Frenna ]


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